Chi siamo

Chi è Biohempire

Biohempire è un progetto ambizioso, frutto dell’amicizia di due giovani imprenditori, Alessandro e Giancarlo, che hanno deciso di investire in un’attività che restituisse il meritato prestigio ad una pianta eccezionale, troppo spesso sottovalutata e ancora sconosciuta ai più: la canapa.
Biohempire nasce nel 2018 a Ripatransone (Ascoli Piceno), forte della pluriennale esperienza maturata da uno dei fondatori nell’azienda familiare operante da decenni nel settore del florovivaismo.

Alla base del progetto c’è l’intento di valorizzare nuovamente una coltivazione un tempo alla base dell’attività agricola locale e, per cause di forza maggiore legate a fattori socio-economici, abbandonata ormai da molti decenni.
Coltiviamo Cannabis light legale, con un contenuto di THC inferiore a quello consentito dalla legge, per poter sfruttare al meglio gli innumerevoli benefici di questa pianta.

Valorizziamo il Made in Italy

Le nostre coltivazioni sono tutte locali perché la verità è che non coltiviamo solo questa eccellente creatura vegetale ma anche il desiderio di valorizzare le produzioni del nostro territorio e la manodopera autoctona.

Per questo prediligiamo la filiera produttiva corta, concentrando tutte le attività nella nostra sede di Ripatransone, con un occhio di riguardo alla qualità dei processi e delle materie prime.

Vogliamo favorire la biodiversità dei nostri luoghi di origine, reintroducendo una coltura a cui i nostri stessi nonni erano dediti e che portava alla produzione di un prodotto di qualità, utilizzato per molteplici scopi diversi.

Nello store di Biohempire troverete una selezione delle migliori piantine di Cannabis Sativa (da collezionismo e per uso tecnico), nonché infiorescenze e preparati per tisane, caratterizzati da un alto contributo di CBD, il principio attivo responsabile dei numerosi benefici della canapa.

Le nostre piantine sono acquistabili anche da grossisti, in quantità e tipologie variabili.

Una tradizione a Ripatransone, Marche

In pochi oggi sanno che la coltivazione della canapa in Italia ha una storia molto antica e ricca, che affonda le sue radici nelle tradizioni contadine locali e in un ventaglio di saperi e di know how maturati in secoli di pratica e di dedizione verso questa meravigliosa pianta.

Il ciclo lavorativo della canapa nel territorio marchigiano e, in particolare, nell’area ascolana, era florido e molto diffuso fino al secolo scorso, scandito da ritmi ancestrali e demandato prevalentemente alla forza lavoro femminile.

Fino agli anni ’40 questa coltura si protrae fiorente, ponendosi alla base dei consumi familiari della classe rurale, nonché dell’economia locale – l’Italia, infatti, è sempre stata la prima esportatrice di canapa al mondo e il secondo paese produttore (dopo l’URSS).

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, tuttavia, essa subisce un drastico calo, scomparendo definitivamente agli inizi degli anni ’60.

Le ragioni della scomparsa della coltivazione della canapa

Perché, allora, una coltura così importante per l’economia nazionale arriva ad essere tanto marginale fino a scomparire del tutto?

Le ragioni sono da ricercare nell’avvento, su scala mondiale, della grande industria tessile capitalistica che predilige grandi macchinari industriali (piuttosto che la lavorazione artigianale e familiare) e nuove fibre come il cotone, la juta e l’abacà (o canapa di Manila), queste ultime di provenienza esotica e anch’esse, come il cotone, caratterizzate da bassissimi costi di produzione.

La canapicoltura non poteva reggere il confronto con la facilità e la rapidità di produzione delle nuove fibre di origine extra-europea.

Come veniva coltivata la canapa nel nostro territorio:

Dato il grande consumo che si faceva della fibra di Canapa Sativa nell’area ascolana, essa veniva coltivata regolarmente, destinando ogni anno un appezzamento di terreno (in genere il più ricco e umido) a questa pianta.

Il terreno doveva essere compatto e omogeneo, generalmente collocato in prossimità dell’abitazione del coltivatore, meglio se in leggero pendio, esposto al sole e vicino ad un corso d’acqua, così da mantenersi costantemente umido.

La coltivazione della canapa seguiva il regime della rotazione agricola e non veniva mai piantata nello stesso appezzamento di terreno per due anni consecutivi, a meno che questo non venisse riccamente concimato.

Essa richiedeva un’attenta preparazione del suolo, che iniziava circa 8-9 mesi prima, con varie fasi di lavorazione e con un’abbondante concimazione.

Come avveniva la semina

La semina avveniva normalmente nel mese di marzo, prestando molta attenzione al ciclo lunare, fondamentale per il buon esito della stessa. Si seminava, quindi, tra il primo quarto di luna crescente e il plenilunio.

La quantità di seme per ettaro era variabile ma molto importante era calcolare la densità della semina. Le piante più adatte alla fibra erano quelle più alte, sottili e tenere e i contadini utilizzavano una tecnica ben precisa per ottenerle.

Si ricorreva ad una semina molto fitta grazie a cui le piantine crescevano molto vicine tra loro e, mancando dello spazio vitale per estendersi (cosa che avrebbe pregiudicato la qualità della fibra, rendendola troppo spessa e legnosa), si sviluppavano in altezza.

Una semina meno fitta, invece, dava luogo a piante da seme (ritenute di sesso maschile) le quali crescevano più robuste e legnose ed erano utilizzate per la successiva coltivazione.

A circa due mesi dalla semina (più o meno a maggio), quando le piantine avevano raggiunto 20-30 cm, si praticava una leggera zappettatura al terreno.

Come avveniva la raccolta

La raccolta della Canapa Sativa avveniva durante la fioritura delle piante ovvero all’incirca tra la seconda metà di luglio e la prima metà di agosto.

Anche la raccolta, come la semina, seguiva le regole del ciclo lunare e avveniva in fase di luna piena. Si riteneva, altrimenti, che la fibra non sarebbe stata abbastanza robusta, sottile, lucida e filabile.

In questa fase venivano raccolte solo le piante cosiddette “femmine”, da fibra. I “maschi” maturavano più tardi e venivano raccolti anche dopo un ulteriore mese.

Successivamente, la canapa era sottoposta a pareggio delle piante, le quali venivano poi riunite in fasci ed essiccate al sole.

Nel mese di settembre, poi, si procedeva con la macerazione secondo due distinti metodi: o in acqua pulita semi-corrente oppure in acqua stagnante.

A questo punto, una volta macerata, la fibra di canapa era pronta per essere filata.


Indicazioni d’uso

[La Cannabis light non ha controindicazioni limiti di assunzione. È legale secondo la legge 242 del 2016. Le infiorescenze possono essere acquistate solo a fini di ricerca, per uso tecnico o collezionismo. Il prodotto non è adatto alla combustione, all’inalazione, al consumo alimentare o farmaceutico. La vendita è vietata ai minori di 18 anni. Tenere lontano dalla portata dei bambini]
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